giovedì 10 luglio 2014

CLXXXIII

Noi non migriamo più 
per altri mondi
ovattati di follia che c'inventiamo
per non saper rispondere

alati
alla bassura, sola legge sulla Terra

sopravvissuti
all'appiattimento del libero pensiero

realisti ancora
all'invenzione della Storia Umana
che si veste, sempre ormai, di falsità 

noi non migriamo più 
come quaglie decimate dalle rose
in cerca della quiete per un nido.

Noi rimaniamo
a rammendare, anche, quella mortale ragnatela 
che infrangiamo volando.

CLXXXII

Qui, in questa realtà primaria
dove vivo da giorni quest'altra mia crisi
hanno ancora voci gli uomini

hanno ancora contorno le figure
che non si innalzano più, inerpicate
sulle scale mobili dell'illusione svolta

lungo i pendii del monte
scabro e fisso a terra come pietra
che a me appariva ascesa all'Assoluto

per pervenire, dilatate in prospettiva,
al picco della cruda trascendenza falsa
deformazione in sostanza del pensiero

oltre che di forma, all'apparir d'illogici
moti svuotati da gesti defraudati
risa stentate che opprimono il palato

abbracci impulsivi raggelanti a morte
fischi canori leganti come colla i denti
ricordi di passate uscite fuori

che tornano a eccitare ancora i sensi
poveri mezzi miei che si combinano
per farmi palpare il buio, che trapassavo cieco.

CLXXXI

Stasera sei bellissima
i tuoi sguardi più sfrontati dei miei
i tuoi occhi sfacciatamente oro.

CLXXX

La eco delle mie vibrazioni
rimbalzerà 
ancora per poco, per molto ancora
tra le pareti con il lettino al centro
la libreria, la scrivania, la tua poltrona.

Si smorzeranno lente,
più veloci,
incrociandosi con le note pulite
della tua soffice voce,
in prima linea sempre.

CLXXIX

Frinii rispettosi di cicale e grilli
immersi nella distanza
gracidii lontani
ottusi, soffusi, diffusi in questa notte nella quale mi libero.

Era uno stagno di ridotte dimensioni
mi appariva il mare.
            
        Non essiccarti ora, non evaporare
        lasciando dietro sabbia da calpestare.
        
        Aspettami.

        Lasciami sprofondare nudo dentro di te
        sommerso da centinaia di metri d'acqua
         
        tua, salina, purificante.

        Lascia che riemerga con l'astro
       nella prima alba della mia vita 

       per scaldarmi al suo incendio dopo otto lustri
       di torpore e d'insonnia, di inedia svogliata 

       ed urlare a squarciagola come un pazzo
       che sono pazzo d'amore

       per la donna che amo
       che amo che amo che amo

       ora che so cos'è l'amore
       ora che so cos'è il silenzio.

Sai Baba guida.


Da: "Cosa è la verità" (premessa).

"Verità è anche la natura autentica di un uomo,
che verso sé stesso è falso
quando manca alla sua natura essenziale.".

giovedì 3 luglio 2014

CLXXVIII


Appartenere all'armata celeste
non è fregio né disonore.

concerne la scelta di ognuno
e per ciò è soggettiva;

tutto è in relazione, e cioè 
rimane, a discolpa, relativo.

Ma abbiate timore dei giusti.