giovedì 29 maggio 2014

CX

L'urlo è sceso, sublimando tra le righe.

Sublimare è rinunciare a soddisfare istinti,
è compensarli con atti immaginari;
la ciclotimia è già sublimazione,
sì, dell'istintualità che non si esprime.

Anche il divino
ho tracciato indefinito tra i miei fogli;
e l'energia che sempre porto dentro
innesca lampi che, a parole, non dan scosse.

L'odio per Francesca ho sublimato;
incapace d'intendere, smaniosa di volere:
è il mio giudizio,
è il suo castigo.

Strappare la sua pelle dal suo corpo
l'ossessione ancora non svanita e, infine,
l'affetto per lei, che rimarrà,
fissando il prezzo della mia liberazione,

accettare la perdita di lei.

Le relazioni con mia madre e mia sorella ho sublimate
offrendo in controparte il mio dolore
e l'indirizzo ad un confronto.
Non ho ritenuto valermi su tanti altri,

ormai estranei a questa mia vita.
Ho sublimato il transfert con te, psicologa,
forte e determinante;
sei stata Luna per me, Vita, tramite a Dio;

io ero Sole inabissato nell'Inferno,
nel Mare dove vago da demonio;
e Terra e Cosmo, ero, componenti il Tutto,
che riunisce donna e uomo in Uno insieme.

Lucifero, primo essere di Luce,
persegue il suo riscatto dall'Abisso.

Resto in parte irrisolto con te sola,
ma è questione che ora so affrontare.

Scende così nel profondo il mio silenzio,
come un taglio nella carne, sempre aperto,
che mi separerà, senza diverso sbocco,
da quel che ero e in parte ancora sono,

per poi lasciare all'Altro un po' del Tempo mio.

CIX

Forse è un tentativo per sedurti
ma non rinuncio a sdebitarmi ancora
con le poche qualità delle quali dispongo.

Ho pensato a una città felice,
appena posso la realizzerò 
e le darò il tuo nome, nell'Ellade risorta.

Sorgerebbe accanto al mare, chiusa da fiumi,
dietro sarebbe cinta di montagne,
avanti s'affaccerebbe sui suoi lidi.

Di fronte avrebbe l'isola protetta
accessibile dal ponte pedonale
e il caseggiato dentro la boscaglia.

Avrebbe la torre eretta al centro,
osservatorio per le stelle e l'universo
faro per le navi in rotta al largo.

Riceveresti nella quiete i tuoi invitati
saresti collegata con il centro
avresti le tue barche giù nel molo.

Sogno forse di tenerti prigioniera?

CVIII

Molta poesia la devo alle giornate
trascorse in fondo a un budello con mescita a fianco,
seduto al tavolino storto e sporco
sulla sedia in tubercoli di plastica celeste.

Lì non scrivevo, avevo altro da fare
cioè niente, se non passare la giornata
tra birra e alcolici, con l'uovo sodo
che stentava ad assorbire tutto quel bere.

Dalla mattina, dopo il caffellatte,
alla sera, quando abbassava la serranda,
osservavo il mondo che passava dentro,
lo vidi ondeggiare, non riuscivo mai a fermarlo.

Mi ero arreso, mi ero chiuso lì.
Non concepivo neanche più di proseguire
la vita idiota che si prospettava,
fatta di niente, nel mondo che non sa.

Dopo giorno il giorno, notte la notte,
anche lei appoggiata sul bicchiere.
Esausto, mi convinco ad emigrare ancora,
annoiato in cuor mio di quell'andazzo.

Sarà il lavoro il motivo dell'annichilimento...
Approdo dunque così ai campi di colture ed api;
ho ripreso anche lì a seminare frantumi in terra e in cielo.
Di notte feci rientro a Roma, c'era tempesta.

Viaggio e ricordi da qui son cancellati
Il primo che riaffiora è l'interrato e il gruppo di sostegno;
la mia resistenza, a fronte di quelli, durò nemmeno un'ora.
Il cedimento e il riconoscimento poi; sono alcolista, e smisi.



CVII

Le urgenti frenesie non le inseguo più
stasera me ne sto sotto il lenzuolo
non esco ormai più per lucidi ritrovi

con pista al centro e tante luci sopra
per affermare, muovendo le mie gambe,
che ci sono anch'io, assordandomi di note.

La febbre di scordare in compagnia
la mia vuotezza, con altri come me,
in luoghi dove non si può parlare,

tanto a che serve, nessuno più lo fa,
è roba che ho lasciato alle mie spalle.
Mi son ripreso, intanto, un poco, in dignità.

CVI

Si prendono Annalinda e Salvatore
in questo momento, con un sì sommesso,
rinunciando al destino individuale.

Si uniscono, le mani su una bibbia,
perché l'agire di lei si assommi al suo operare
perché insieme rispondano dei torti

perché uniti si colmino di gioia
per la conquista di comuni risultati
per cumulare nel bene le loro identità 

per giungere alla fine del cammino
con le anime già pronte a ritrovarsi.
Auguri di cuore.

mercoledì 28 maggio 2014

CV

Ho biffato lo specchio con schegge di diamante
inseguendomi curioso
tra versioni ritagliate dei miei occhi.

Lunghi tratti disegnati in dischi pervinca spicchiati
il gioco di una ragnatela
che esalta l'allucinazione.

Ho frantumato il caleidoscopio, che mi restituiva
formelle specchiate a colori,
ne ho racimolato vetrini sparsi.

Mi sono accanito a cercar sosta
là dove scorre la vita;
ho lasciato che scorresse, impotente.

Con gli occhi feriti ho pedinato le illusioni
con la mano distratta ho scansato le emozioni
conservando, unica, la sensazione

di essere avanti, e solo.



CIV

Hai lasciato un volto di Cristo
graffiato sopra un foglio compensato
ritrovato dopo anni di soffitta,
salvato forse perché potessi prenderlo con me

proprio quando trovavo una via nuova.
Fa da testata al letto, è in libreria
tra la tua foto col bracco e quella di un divino.
Ti conosco da quel volto, molto bello,

da altre foto, da scarni resoconti.
La  sensazione che mi lasci è di contemplativo,
di giovane ragazzo affascinante
amante della vita com'è, una sfida.

Che hai vinta nel fiore, Alessandro,
dei tuoi anni forti.