mercoledì 21 maggio 2014

XIII

La Poesia è
parimenti alla Matematica che è fonte per le scienze
che da essa discendono e per essa si certificano
nel minimo dettaglio, codificato, cifrato, inopinabile.

La Poesia è
dallo sconosciuto endecasillabo
scansione ineluttabile della misura nel verso
testo metrico per musica nonché musica che accompagna il testo.

La  Poesia è
fonte alla pari e di pari perfezione,
non opinione, come sua sorella,
e basta a sé stessa, ed è Scoperta, non invenzione.

La Poesia è
concepimento emozionale nella realtà tattile, ma anche
concepimento emozionale di realtà intangibili che non consideriamo,
e sconfina nella Conoscenza dell'Assoluto, parimenti alla Matematica.

Ed è, parimenti alla Matematica,
laddove tutto è relativo, cioè in relazione,
maestra di consapevolezza della conoscenza che conduce alla coscienza,
talvolta di Sè.

E non si deteriora quando, così com'è, resta relegata nel sarcofago:
è l'alibi che qualcuno si dà per non vedere,
e non vedersi.

XII

Gridii di rondoni stridenti
saettanti, anche in coppie, anche in nugoli
ali nere falciate
vergano trecce e lampi
nell'aria svuotata di vento
nel labirinto di edifici incollati
sopra l'erba di prati spellati
pezzati da sterco
tra inumani bidoni rigonfi di scorie

su corsie di mezzi incastrati nelle scacchiere d'incroci
in un fumo ingrigito gasato, carcerato,

e attingono, picchiando dall'alto
in quel vuoto di insetti,
al disegno, infaticabili, del loro vano bel gioco.

XI


Questa sera  al ritorno scriverò
disteso a letto con le foto ovunque
la scrivania e scritti e libri scelti accanto,
di poesia anche, da poco so apprezzarla.

Ho fuggito i poeti sempre come peste nera
inabili, credevo, ed incapaci d'esser chiari,
presuntuosi nel richiamare al loro mondo
schiere di ridondanti adepti, usi a interpretarli a modo.

Non è così, scrive per sé il poeta,
non è romanzo o saggio la poesia
è traguardo di pensiero individuale
si piega in sé, s'illumina da solo.

Sfugge al poeta anche ciò che scrive
così come talvolta tutta la realtà
si china al bisogno che dall'interno preme
si piega e si presta trascrittore.

Fare poesia, mai creduto fosse per me
né avrei voluto levare fuori quel rospo
che nascondo sempre dentro, sai,
veder cioè più chiaro e più di altri e più dentro di me.

Scrivo a letto ed ho in testa metà dell'altro scritto
lo butto giù, lo tengo saldo, stretto, chiuso nel pugno
è la cattura dell'araba fenice, così è per me.
Mi arrendo qui, nero su bianco, ti affido alle tue ali.

X

La Poesia è
la risoluzione architettonica
della forma di uno scritto
della funzione di un pensiero
del colore di un sentimento
legati tra loro con l'intento di accogliere,
suscitandone lo stupore,
quell'anima che s'appaga di rimaner smarrita.

IX

Tra gli scolpiti massi, dall'onde
chiari e scuri graniti
poggiati sulle sabbie chiare
morbide, fini
propaggini del fondo di quel mare
opalino, quieto fino al mezzo giorno
poi scurito e rimestato
dal vento di maestrale forte e fresco 
che spiana l'Isola da sempre
sempre in quell'ore
quando Sardegna avvampa per l'arsura
avanzi con il telo sopra il corpo
bruna figura
bianco per velare la tua pelle
calda, striata di sale
eccitata dal sole e dall'incontro,
quando ti raggiungo, la sera,
per rapirti fino all'indomani.

VIII

Ultime, caduche, esilaranti gesta di clown
convertite, da connaturata sapienza, in ritmi evoluti di coscienza
trasformate in versi perseguiti con zelo che si stagliano
solo a distanza, e solo al termine del tempo
che mi venne concesso per tradurli a me stesso
nello sforzo sfasato di violarmi da solo.

Né posso sottrarmi,
per la spinta sempre evocata di procedere oltre
oltre il piano mediano
vivido di lampi non più contenuti
per ritrovarmi finalmente 
accettato e circondato.

Proprio io, l'avido coevo che non spartisce il bottino
se non con pochi preziosi migranti dell'intelletto
vuotati e votati a snidare assieme
il segreto degli immortali, di noi immortali,
quando rinunciamo, ostinati, all'esperienza che appaga.

martedì 20 maggio 2014

VII

La Luna 
continua a schiarire il mio cielo e
ipnotizza le danze dei pensieri notturni
intonati a quel grido, a quel mitico volo
che qualcuno spiccò con le ali di cera
per raggiungere il Sole, che adorava Divino
ricercando, in quel salto, di passar la misura
che lo tenne legato su una terra malferma,
opinabile luogo per risposte a domande,
e così scoprire, in silenzio, la sua vera natura
di risolto demonio, che dal Male fuggiva.