lunedì 26 maggio 2014

LVI

Mi piantona il silenzio acuto
di fischi vicini
allungati nella stanza.

Non ci fu nulla di più estraneo mai
che la mia vita, oggi;
dio mi perdoni.

Forse ho creduto d'averlo scritto
quel dolore;
e invece così non è, non c'è che il vuoto.

Vuoto di dolore, anche; sublima
in voto,
di non morirne mai.

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